L’importanza del gioco corto

 

Un buon gioco corto è essenziale per poter raggiungere un risultato di un certo rilievo. Esso può trasformare un giro penoso in uno accettabile, ed un giro normale in uno grandioso.

Se dubitate dell’importanza che questa sfera del gioco riveste nell’economia generale della prestazione sappiate che, da un punto di vista statistico, ben il 63% dei colpi totali si gioca in realtà nei pressi della bandiera.

Il gioco corto, che molti considerano una parte noiosa del gioco, è in realtà particolarmente affascinante, piena di varietà e di creatività.

Se ne avete la possibilità osservate le vecchie registrazioni di grandi colpi da golf fatti da diversi campioni nei pressi della buca: osservate l’approccio fatto da Ballesteros dal parcheggio di St. Andrews nel 1979, quello di Tom Watson per vincere l’Open degli Stati Uniti nel 1982, o ancora quello di Tiger Woods alla buca 16 del Masters del 2005. Troverete come ognuno di questi grandi colpi abbia necessitato di un mix di componenti fondamentali: di tecnica, certo, ma anche di sensibilità, di coraggio e di determinazione.

Il gioco corto può essere talmente affascinante, e pieno di particolari tecnici, da aver convinto Dave Pelz ad esempio – ricercatore NASA per più di quindici anni – a dedicare buona parte della sua vita allo studio dei colpi corti nel golf.

Peraltro, riguardo la trascuratezza con la quale il giocatore medio affronta invece questa parte del gioco David Leadbetter, uno dei migliori maestri al mondo, ha recentemente dichiarato in un’intervista che: “I giocatori di medio livello sono veramente pietosi nel pitching. Se imparassero a giocare bene quel genere di colpi sarebbe certamente un aiuto per tutto il loro gioco.”

Molto spesso mi capita in effetti di andare in campo con allievi il cui gioco lungo non sembra giustificare assolutamente il loro handicap così alto. Poi, giunti a circa trenta metri dal green, improvvisamente tutta la loro sicurezza si sgretola e gli errori peggiori fanno la loro comparsa: top, flappe, incapacità nel valutare le distanze, mancanza di sensibilità nel putt. Questo mi porta sempre a consigliar loro di spendere del tempo nell’area di approcci e putt del nostro circolo e a far loro il monito che tutti i maestri ripetono da sempre: migliorate il putt, gli approcci e le vostre uscite dal bunker. Provate, e vedrete che a beneficiarne sarà certamente il vostro score.

By |2017-12-05T17:58:41+00:00luglio 18th, 2017|Tecnica|