Riflessioni sull’a-swing

Difficile criticare David Leadbetter, colui che negli anni è stato coach di campioni di calibro internazionale quali Nick Faldo, Nick Price, David Frost, Michelle Wie, etc. etc. etc.
Difficile criticare colui che ha academy di golf sparse in tutto il mondo, centinaia di assistenti e un palmares di tutto rispetto.
Difficile altresì negare lo spirito e l’indole positivamente commerciale del personaggio, la sua diffusione di videocassette, libri e gadget, alcuni di questi più funzionali ed altri meno.

Ed è in questo bivio – tra genialità e trovata commerciale – che si colloca la sua ultima opera “The A Swing”, testo rivolto al giocatore medio (“A” sta infatti per “Average”) che propone interessanti novità riguardanti il miglior modo di muovere il bastone da parte del classico giocatore del sabato e della domenica.

Sintetizzando, tra le novità più importanti, Leadbetter propone un grip della mano destra molto più sovrapposto a quello della sinistra, uno stance leggermente chiuso in fase di address, un take-away con uno stacco della testa bastone visibilmente esterno rispetto alla posizione delle mani, un piano dello swing marcatamente upright (per non dire addirittura “ribaltato”) a metà della salita, un apice del backswing più piatto rispetto alla posizione standard e con il bastone accross the line, ed infine un evidente cross-over nella fase del follow-through.

Difficile dire se tutte queste modifiche – apparentemente innaturali e in parte distanti dal modello classico al quale si è abituati – possano infine portare i loro frutti.
Certamente il libro è molto bello e scritto in maniera sapiente.

Solo il tempo potrà dunque confermare il genio di Leadbetter, oppure collocare questa sua opera nel novero dei tentativi meno felici legati alla tecnica dello swing, quali ad esempio lo stack and tilt o il cosiddetto movimento square to square.

By |2017-12-06T15:31:50+00:00Luglio 18th, 2017|Tecnica|